Interior Designer e Partita Iva: guida per il 2023 - Corso di Interior Design

Interior Designer e Partita Iva: guida per il 2023

Sei un interior designer e stai pensando di aprire la partita IVA per metterti in proprio? 

Ti piacerebbe lavorare nel campo dell’arredamento di interni come freelance?

In questo articolo troverai una guida completa riguardante l’Interior Designer e Partita Iva per il 2023.

Se non l’hai ancora fatto, ti consigliamo di leggere il nostro articolo su come diventare Interior designer, quali sono le competenze richieste e quali percorsi formativi intraprendere.

Interior Designer e Partita Iva: Introduzione

Gli interior designer sono professionisti che si occupano di progettare e arredare gli interni di edifici, sia residenziali che commerciali.

In Italia, per lavorare come interior designer è necessario aprire una partita IVA, ovvero un numero di identificazione fiscale assegnato dall’Agenzia delle Entrate.

In questo articolo vedremo nel dettaglio cos’è la partita IVA, quali sono i regimi fiscali disponibili per gli interior designer, come aprire una partita IVA e quali sono gli obblighi fiscali e amministrativi a cui sono soggetti gli interior designer in Italia.

Interior Designer e Partita Iva

Interior Designer e Partita Iva: Da dove iniziare?

La partita IVA è un numero di identificazione fiscale assegnato dall’Agenzia delle Entrate ai soggetti che svolgono attività economica in modo professionale e autonomo.

In Italia, aprire una partita IVA è necessario per chi vuole lavorare come libero professionista o come imprenditore individuale. Gli interior designer, come tutti gli altri liberi professionisti, devono aprire una partita IVA per esercitare la propria attività.

Tuttavia, a differenza di alcune altre professioni, gli interior designer possono scegliere se aprire una partita IVA come lavoratori autonomi o come imprenditori individuali.

  • I lavoratori autonomi, compresi gli interior designer, devono aprire una partita IVA se intendono svolgere la propria attività in modo professionale e continuativo.
  • Gli imprenditori individuali, invece, devono aprire una partita IVA se intendono avviare un’attività imprenditoriale in proprio, anche se non hanno intenzione di assumere dipendenti.

Interior Designer e Partita Iva

Regime fiscale per gli interior designer

Gli interior designer possono scegliere tra diversi regimi fiscali per la propria attività. Il regime fiscale più adeguato dipende dalle caratteristiche dell’attività e dalle esigenze del professionista.

Tra i regimi fiscali disponibili per gli interior designer ci sono il regime ordinario, il regime dei minimi, il regime forfettario e il regime dell’imprenditore agricolo professionale.

  • Il regime ordinario è il regime fiscale di default per chi svolge un’attività professionale o imprenditoriale. Prevede il calcolo del reddito imponibile sulla base delle entrate e delle uscite dell’attività e l’applicazione delle aliquote fiscali previste dalla legge. Gli interior designer che scelgono questo regime devono tenere una contabilità ordinaria e devono presentare la dichiarazione dei redditi utilizzando il modello Unico o il modello 730.
  • Il regime dei minimi è un regime agevolato per i contribuenti che svolgono attività di impresa, arte o professione con ricavi o compensi annui non superiori a 30.000 euro. Prevede il calcolo del reddito imponibile sulla base dei ricavi o dei compensi percepiti, senza tener conto delle spese sostenute, e l’applicazione di un’aliquota fiscale agevolata del 5%. Gli interior designer che scelgono questo regime devono tenere una contabilità semplificata e devono presentare la dichiarazione dei redditi utilizzando il modello Unico o il modello 730.
  • Il regime forfettario è un regime agevolato per i contribuenti che svolgono attività di impresa, arte o professione con ricavi o compensi annui non superiori a 65.000 euro. Prevede il calcolo del reddito imponibile sulla base dei ricavi o dei compensi percepiti, senza tener conto delle spese sostenute, e l’applicazione di aliquote fiscali agevolate in base all’attività svolta. Gli interior designer che scelgono questo regime devono tenere una contabilità semplificata e devono presentare la dichiarazione dei redditi utilizzando il modello Unico o il modello 730.

Ecco una tabella riassuntiva dei regimi:

Regime fiscale Requisiti Aliquota Contabilità
Ordinario Nessun requisito Aliquote progressive fino al 43% Ordinaria
Minimi Ricavi o compensi annui fino a 30.000 euro 5% Semplificata
Forfettario Ricavi o compensi annui fino a 65.000 euro Aliquote fisse in base all’attività Semplificata

Interior Designer e Partita Iva: Come aprirla e codice ATECO

Per aprire una partita IVA, gli interior designer devono seguire alcuni passi.

In primo luogo, devono iscriversi al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio competente per territorio.

Stai pensando di iniziare l’attività di interior designer devi sapere che il codice ATECO migliore in assoluto è il 74.10.90.

La domanda di iscrizione deve essere accompagnata da alcuni documenti, come una fotocopia del documento d’identità del titolare dell’impresa, le dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà e il modello di atto costitutivo, se si tratta di un’impresa individuale.

Una volta ottenuta l’iscrizione al Registro delle Imprese, gli interior designer devono poi aprire la partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate, compilando il modello AA9/12 e presentandolo presso un ufficio dell’Agenzia o inviandolo online tramite il sito dell’Agenzia.

Gli interior designer devono inoltre iscriversi all’INPS e all’INAIL per il versamento dei contributi previdenziali e assicurativi. L’iscrizione all’INPS e all’INAIL può essere effettuata online tramite il sito dell’INPS o recandosi di persona presso un ufficio dell’INPS.

Interior Designer e Partita Iva

 

Interior Designer e Partita Iva: obblighi fiscali

Una volta aperta la partita IVA, gli interior designer devono registrare i propri incassi e i propri pagamenti utilizzando il modello F24 e rispettare gli obblighi fiscali previsti dalla legge, come ad esempio il versamento delle imposte sui redditi e dei contributi previdenziali entro i termini previsti.

Inoltre, devono effettuare il versamento dell’IVA, ovvero l’imposta sul valore aggiunto, sui servizi o sui beni che vendono ai loro clienti. L’IVA viene calcolata sulla base del prezzo dei servizi o dei beni e deve essere versata all’Agenzia delle Entrate entro il 16 del mese successivo a quello in cui è stata percepita.

Gli interior designer devono inoltre effettuare il versamento delle ritenute alla fonte sui compensi che percepiscono dai loro clienti.

Le ritenute alla fonte sono trattenute direttamente dai clienti al momento del pagamento dei compensi e devono essere versate all’Agenzia delle Entrate entro il 16 del mese successivo a quello in cui sono state trattenute.

 

Interior Designer e Partita Iva: Contabilità

Gli interior designer devono tenere una contabilità ordinaria per registrare tutte le entrate e le uscite della loro attività e dimostrare il reddito dell’impresa ai fini fiscali.

La contabilità ordinaria prevede la tenuta dei seguenti registri:

  • il registro delle fatture emesse,
  • il registro delle fatture ricevute,
  • il libro giornale
  • e il libro degli inventari.

Nel registro delle fatture emesse, gli interior designer devono annotare tutte le fatture emesse ai loro clienti, indicando il numero, la data, il nome del cliente, il tipo di servizio o di bene venduto e il prezzo.

Nel registro delle fatture ricevute, devono annotare tutte le fatture ricevute dai loro fornitori, indicando il numero, la data, il nome del fornitore, il tipo di servizio o di bene acquistato e il prezzo. Nel libro giornale, devono registrare tutte le operazioni economiche dell’impresa, distinguendo le entrate dalle uscite e indicando il saldo di ogni giorno.

Nel libro degli inventari, devono registrare tutti i beni che compongono il patrimonio dell’impresa, indicando il loro valore e il loro ammortamento.

Gli interior designer che scelgono il regime dei minimi o il regime forfettario devono tenere una contabilità semplificata, ovvero non sono obbligati a tenere i registri sopra menzionati, ma devono comunque registrare tutte le entrate e le uscite della loro attività.

 

Interior Designer e Partita Iva: altri obblighi

Oltre agli obblighi fiscali, gli interior designer devono rispettare altri obblighi in materia di sicurezza sul lavoro, di igiene del lavoro, di privacy e di protezione dei consumatori.

Ad esempio, se lavorano prettamente online, come fanno i nostri studenti, devono rispettare le normative in materia di privacy e di protezione dei dati personali dei loro clienti e devono fornire informazioni chiare e complete sui servizi offerti e sui prezzi applicati.

 

Conclusione

Aprire una partita IVA per esercitare l’attività di interior designer in modo professionale e autonomo è un passo importante per chi vuole lavorare in questo settore.

Scegliere il regime fiscale più adeguato alle proprie esigenze, tenere una contabilità ordinaria e rispettare gli obblighi fiscali e amministrativi sono aspetti fondamentali per gestire al meglio la propria attività.

Per ulteriori informazioni sulla partita IVA per gli interior designer, è consigliabile rivolgersi ad un commercialista o ad un consulente fiscale.

Se non l’hai ancora fatto, ti consigliamo di leggere il nostro articolo su come diventare Interior designer, quali sono le competenze richieste e quali percorsi formativi intraprendere.

 

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